5G e 6G, le tecnologie che fonderanno Rete e realtà nella società del “controllo digitale”

di Giovanni Abbatangelo

Per molti si tratta di semplici sigle senza senso. Per altri, la differenza tra 3G, 4G, 5G consiste soltanto nella velocità con cui è possibile scaricare un film da Netflix. Per chi invece riesce ad incuriosirsi, e guardare oltre la superficialità dei fatti, 5G e 6G significano molto di più. Sono le sigle con cui si identifica uno dei salti tecnologici più importanti che l’umanità si appresta a compiere, ossia l’unificazione della Rete e della realtà. D’altronde, se non si trattasse di un argomento così importante, le “superpotenze” mondiali, vecchie e nuove (gli USA e gli stati satellite dell’UE, da una parte; la Russia e la Cina, dall’altra), non se ne darebbero di santa ragione per il controllo di queste tecnologie. Non è un segreto che l’amministrazione Trump si stia da mesi scagliando contro la Cina e le sue aziende che hanno sviluppato e stavano implementando la tecnologia 5G nel Paese, prima imponendo sanzioni, poi bandendo i produttori cinesi. Hanno fatto lo stesso Australia, Nuova Zelanda e Giappone, e il governo americano sta facendo pressione sulle ambasciate dei principali Paesi dell’Unione Europea affinchè si “allineino” ai dettami d’oltreoceano.

Donald Trump ha imposto sanzioni contro le aziende cinesi che si occupano dello sviluppo del 5G

Nel frattempo, lo sviluppo della tecnologia procede a ritmo serrato. Secondo la Next Generation Mobile Networks Alliance, un’associazione  che riunisce operatori, ricercatori e venditori nel campo della telefonia mobile, grazie al 5G, acronimo che rappresenta la quinta generazione di rete mobile, entro pochi mesi sarà possibile elaborare dati di decine di megabit al secondo per decine di migliaia di utenti, offrire connessioni a 1 gigabit al secondo per gli “smart workers” (o, come diremmo in italiano, “telelavoratori”), garantire una migliore copertura ed efficienza delle reti.

Ma se pensate che tutto ciò sià eccitante, resterete stupiti dalle potenzialità che ci offrirà la sesta generazione di rete mobile, il cosiddetto 6G. Statisticamente, si lancia sul mercato un nuovo standard telefonico ogni 10 anni circa, quando il precedente diventa obsoleto e non riesce a soddisfare le necessità di connettività degli uomini, sempre più avidi di informazioni, e sempre più abituati all’immediatezza.

Secondo alcuni ingegneri cinesi, la rete 5G non sarà in grado di coprire le profondità di mari e oceani, mentre la rete 6G permetterà di “connetterci” anche sott’acqua. E così come è successo per il 5G, anche la ricerca sul 6G è attualmente molto più avanzata in Cina rispetto all’Occidente: Su Xin, capo del gruppo di lavoro sulla tecnologia 5G al Ministero dell’Industria e dell’IT cinese, ha rivelato che la Cina ha iniziato a fare ricerca sul 6G già dal 2018. Il Paese del Sol levante è uno dei primi al mondo nel campo delle tecnologie di comunicazione, e i piani prevedono l’implementazione del nuovo standard su larga scala intorno al 2030. E ciò conferma come la Cina voglia imporsi sempre di più come leader nel settore tecnologico e delle grandi trasformazioni digitali che ci attendono. Aziende “cardine” del sistema cinese come Huawei, ZTE e Tencent si apprestano senza dubbi a diventare sempre più forti e competitive, investendo gran parte dei loro ricavati in ricerca e sviluppo.

Le reti 5G permetteranno di elaborare dati di decine di megabit al secondo

Ma cosa cambierà concretamente dal passaggio dal 5G al 6G? Come dicevamo in apertura, l’aspetto più evidente è la velocità di connessione: con il 6G raggiungeremo la strabiliante velocità di 1TB al secondo per scaricare dati. Inoltre, sarà una rete ancora più capillare che raggiungerà aree difficilissime da coprire con il 5G. In ogni caso, gli esperti ritengono che sia ancora troppo presto per definire gli standard precisi del 6G, essendo oggi agli albori della diffusione del 5G.

Ma non è tutt’oro quel che luccica. grazie a tecnologie sempre più raffinate, e sempre più invasive, lo Stato sarà in grado di avere un controllo più forte e dettagliato sui cittadini con l’utilizzo delle telecamere di sorveglianza con riconoscimento facciale. Tutto ciò è già realtà in Cina, ed ha subìto un ulteriore sviluppo a seguito della diffusione del Coronavirus: le telecamere sono costantemente collegate con la polizia, e si prevede il rafforzamento del Social ranking system, anch’esso fatto accettare dai cittadini come misura di contrasto alla diffusione del virus, grazie al quale i cittadini vengono premiati o puniti in base alle loro azioni, controllate attraverso questi “agenti digitali”. E non finisce qui: la polizia è già stata autorizzata a custodire e analizzare le enormi quantità di dati personali e biometrici dei cittadini, ormai tutti profilati in maniera dettagliata. Un modus operandi che prevede l’uso dell’intelligence e di analisi predittive, un vero e proprio progetto di “ingegneria sociale“, come lo definisce Edward Schwarck, specializzando in sicurezza pubblica cinese presso l’Università di Oxford.

E tutto ciò non si concretizzerà in gran parte del mondo in un futuro chissà quanto distopico, ma al contrario sarà una realtà quotidiana entro pochi anni, con l’avvento del 6G. Come riporta Jaime d’Alessandro su “la Repubblica” dell’11 novembre 2019, “all’Università di Oulu in Finlandia ci stanno già lavorando”. Secondo Mika Rantakokko, scienziato che sta lavorando sul progetto, tra dieci anni esatti le reti di prossima generazione diventeranno realtà. “Non sappiamo ancora cosa permetteranno con esattezza” – afferma Rantakokko – “ma è altamente probabile che la latenza sarà pari a zero e questo vorrà dire avere tutta la potenza di calcolo del cloud e i suoi immensi archivi letteralmente in tasca. Immagini cosa significa poter accedere non ad un solo servizio gestito da un’intelligenza artificiale ma avere la più potente delle Ai che monitora secondo dopo secondo quel che facciamo consigliandoci e guidandoci”.

La fusione tra digitale e reale aprirà nuovi scenari per il controllo sociale tramite l’intelligenza artificiale

A prima vista, lo sviluppo delle Intelligenze Artificali sembra qualcosa di emozionante: auto che si guideranno da sè, robot intelligenti, domotica avanzata, interfacce interattive, niente più smartphone, sostituiti da ologrammi, e tanto altro, forse ancora inimmaginabile. Tutto ciò che abbiamo sempre visto nei film di fantascienza, la definitiva “fusione” tra il mondo digitale e quello fisico. E molti di noi saranno entusiasti di immergersi in questa nuova rete-interfaccia che “aumenta” la realtà sensibile, chissà quanto consapevoli che ogni azione, in ogni attimo, in ogni luogo, ogni prodotto acquistato, ogni spostamento, ogni interazione sociale, ogni acquisto, ogni dato corporeo e biometrico, sarà trasformato in dati digitali analizzati in tempo reale da un’Intelligenza Artificiale, con tutte le conseguenze sociali e legate alla privacy e alla sicurezza che ne conseguiranno. “Big Brother is going to watch us?”

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