Alba Iulia e Sibiu. Viaggio nel cuore sconosciuto della Transilvania

Uno scorcio di Piață Mare sotto la neve

di Giovanni Abbatangelo

Ogni qualvolta sentiamo parlare della Transilvania, la mente non può non creare un collegamento piuttosto automatico con il Conte Dracula, le storie dei vampiri e il castello di Bran. Effettivamente, la regione della Transilvania, nel cuore della Romania, deve la sua notorietà principalmente al famosissimo personaggio succhiasangue ideato dallo scrittore Bram Stoker nel 1897.

Ma oltre i soliti clichè, la Transilvania nasconde dei gioielli nascosti che meriterebbero di essere valorizzati, oltre i luoghi e le località che sono entrate a far parte del circuito turistico “tradizionale” dei castelli e dei borghi “macabri”.

La Transilvania offre dei panorami naturali mozzafiato

Iniziamo con un po’ di storia: il toponimo “Transilvania” deriva dalle parole latine “trans” (oltre) e “silva” (foresta) e, storicamente, ha sempre indicato la regione che, prendendo come punto di riferimento le pianure ungheresi, si trova al di là delle foreste dei Monti Apuseni. Questo perché, nonostante sia popolata da genti di lingua e cultura rumena, l’area ha fatto parte per secoli dell’Impero Austro-Ungarico, tanto da possedere anche un toponimo tedesco, “Siebenbürgen” (“sette città”) derivante dalla fondazione in Transilvania di sette comunità da parte dei tedeschi.

Il nostro itinerario si è svolto tra le province di Alba Iulia e Sibiu, due città tanto caratteristiche quanto sconosciute rispetto ad alcune località più famose come Bran, Cluj-Napoca e Brazov. Siamo andati alla ricerca delle origini di queste due città, una fondata dai Romani, l’altra abitata per secoli dai tedeschi. Abbiamo apprezzato i piatti tipici, l’architettura e i paesaggi. Ma soprattutto, abbiamo scoperto l’altra faccia della Transilvania, quella più autentica, al di fuori degli stereotipi.

Alba Iulia

Come suggerisce il toponimo, la città è stata fondata dai Romani nel II secolo, dopo la conquista della Dacia. La fortificazione prese il nome di Apulum e ospitò la legio XIII Gemina. La città mantiene nei secoli un’importanza strategica, trovandosi nel mezzo della pianura transilvanica, tanto da entrare presto nell’orbita di influenza degli austro-ungheresi che le diedero il nome di Karlsburg. A partire dal 1599 la città diventa anche il simbolo dell’unità della Romania: il 1 novembre, infatti, accade uno degli eventi più importanti per il paese quando Michele il Bravo entra nella città e suggella l’unificazione politica della Transilvania con la Valachia, creando il primo nucleo della Romania unita. Ed ancora, il 1 dicembre 1918, proprio ad Alba Iulia è stato celebrato per la prima volta il Giorno Nazionale della Romania dopo l’indipendenza ottenuta con la Prima Guerra Mondiale.

L’attrazione principale della città è senza dubbi la Citadel di Alba Carolina (un altro dei toponimi con cui è stata conosciuta la località). Protetta da 3 ordini di fortificazioni costruite in epoca romana, medievale e asburgica, si presenta come una fortezza a forma di ettagono, la più grande dopo quelle di Vienna e Budapest, capitali dell’Impero. Ancora oggi è possibile solcare la “Via Principalis” di romana memoria, la strada pavimentata con lastre di pietra sulla quale passavano i carri con il sale, l’olio, il vino e le attrezzature militari. Nei paraggi si trovano numerose opere e monumenti, tra cui l’Obelisco di Horea, Cloșca e Crișan, in stile Art Deco, alto 20 metri ed eretto nel 1937 per celebrare il 150 anniversario dall’esecuzione dei leader della Rivolta del 1784; la statua di Mihai Viteazul (il già citato Michele il Bravo), e alcuni mezzibusti che rappresentano i leader e le personalità romene.

L’Obelisco di Horea, Cloșca e Crișan

Nella cittadella troviamo anche i simboli delle due anime religiose che coesistono in città. Una di fianco all’altra è possibile ammirare la Cattedrale dell’Incoronazione, una chiesa ortodossa costruita dopo l’unificazione nel 1922, e la Cattedrale Arcivescovile Romano-Cattolica di San Michele, la più antica della Transilvania, nonché il più antico edificio di tutto il distretto di Alba.

La cattedrale ortodossa venne costruita appositamente per l’incoronazione dei primi Re della Grande Romania, Ferdinando e Maria, nel 1922, celebrati da due statue posizionate nei pressi dell’entrata. La cattedrale ha una pianta a croce greca, tipica delle chiese ortodosse, ed è dotata di un campanile alto ben 52 metri. All’interno è possibile ammirare numerose decorazioni pittoriche raffiguranti i temi classici dell’iconografia ortodossa realizzate da Costin Petrescu, un maestro dell’affresco romeno.

La cattedrale cattolica fu costruita nella metà del XIII secolo utilizzando i blocchi di pietra delle mura del castrum romano di Apulum. Interessante è la commistione di stili, in quanto l’edificio presenta elementi di stampo romanico, gotico, rinascimentale e barocco. Sul lato nord dell’interno sono presenti quattro statue barocche che rappresentano i re dell’Ungheria, i santi Stefano e Ladislao ed i vescovi Adalbert e Gelert, mentre all’esterno, il campanile alto 57 metri domina la città.

A sinistra, la cattedrale ortodossa dell’Incoronazione. A destra, la cattedrale romano-cattolica di San Michele

Poco distante dalla Citadel è situata la piazza principale della città, Piaţa Unirii (Piazza dell’Unità), trasformata in una tranquilla area pedonale ricca di verde, Parc Cetate, mercatini e street food (da provare la “placinta”, una tortina dolce riempita con formaggio). A dominare la piazza è il Monumentul Unirii (Monumento all’Unità), realizzato dopo 25 anni di lavori conclusisi nel 2018. Costruito con pietra bulgara, ha la forma di quattro croci e due lettere “U” e celebra la “Grande Unione” rumena. Poco distante, la “Fântâna arteziană”, o “fontana cinetica”, inauguarata nel 2007, che affascina locali e turisti con i suoi giochi d’acqua e di luce.

Il Monumentul Unirii nei pressi di Parc Cetate

 

Sibiu

A circa 75 km da Alba Iulia, si trova la città di Sibiu, anch’essa capoluogo dell’omonimo distretto, diventata nota al grande pubblico per essere stata nominata Capitale Europea della Cultura nel 2007.

La città mantiene ancora oggi un forte legame con la cultura dell’Europa centrale per via della sua appartenenza all’Impero Austro-Ungarico, tanto che, ancora oggi, la località conserva il toponimo tedesco Hermannstadt e quello ungherese Nagyszeben. Per secoli hanno convissuto tedeschi, ungheresi e rumeni, e la città è così caratteristica da essersi guadagnata il soprannome di “la piccola Vienna”.

Il centro storico di impianto cinquecentesco è riconosciuto come Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco, e al suo interno convivono caratteristici caffè e locali hipster-bohemienne e botteghe che affondano le loro radici nella storia medievale della città. Sibiu è anche città dei primati: qui fu aperto l’ospedale più antico della Romania (1292), la prima scuola, la prima farmacia, il primo teatro e il primo museo, il “Brukenthal”, che oggi conserva sezioni dedicate alla pittura rumena, dell’Europa occidentale, all’arte contemporanea, un lapidario, una sezione di arti grafiche e una biblioteca storica.

Sibiu viene solitamente divisa in due parti, la Città bassa (Orașul de jos) e la Città alta (Orașul de sus), che rappresenta la parte più antica e caratteristica del centro abitato, e che comprende le due piazze principali.

Uno scorcio di Piață Mare sotto la neve

La Piazza Grande (Piața Mare) è la più grande della città nonché il cuore pulsante della vita cittadina. Sulla piazza si affaccia il Museo Brukental, la “Casa Blu”, una costruzione del XVIII secolo che porta sulla facciata l’antico stemma della città, e la “Torre del Consiglio”, uno dei simboli della città, antico luogo di riunione del consiglio cittadino, sotto al quale una piccola galleria permette il passaggio diretto con la Piazza Piccola.

Il Ponte delle Bugie (Podul Minciunilor) in Piață Mică

La Piazza Piccola (Piață Mică) è costellata da caratteristici ristoranti che offrono la tipica esperienza gastronomica rumena, e qui si trova il famoso “Ponte delle bugie” (Podul Minciunilor) che, secondo la leggenda, avrebbe delle “orecchie” grazie alle quali puo ascoltare ciò che dicono i passanti. Ad ogni menzogna che qualcuno racconti mentre lo attraversa, il ponte inizia a scricchiolare, fino a crollare se si raccontano delle bugie grosse. Inoltre, in tutta la città, è possibile imbattersi in numerosi edifici dal tetto spiovente e dalla facciata gotica che possiedono delle particolari finestrelle che sembrano degli occhi che osservano con aria inquisitrice e anche un po’ inquietante. C’è chi dice che si tratti solo di un accorgimento adottato per poter avere luce nelle mansarde anche sotto la neve spessa, chi invece dà la colpa alla presenza di diversi massoni tra i personaggi più influenti della città (l’occhio è un importante simbolo delle logge). Non è dato sapere la verità, ma anche queste leggende non possono far altro che alimentare il fascino della Transilvania e delle sue città.

Non avete la sensazione di essere scrutati dagli occhi sui tetti delle case di Sibiu?

 

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