Coronavirus: la Basilica Del Carmine espone il Crocifisso dei Miracoli.

Il tempo sembra non passare mai. Sono giorni silenziosi, rotti dai raggi del sole che anticipano l’imminente arrivo di una maestosa primavera. Giunge a noi in tutto il suo splendore, il suo fascino, come una bellissima donna irraggiungibile. Non si cura delle paure, delle corse nei corridoi degli ospedali, dei pianti, delle speranze. Arriva, puntuale, come ogni anno. A Napoli, come nel resto del mondo, il Coronavirus ha rotto la routine dei cittadini, costringendoli a casa, in quarantena, perché in poche ore si è esteso nel mondo, causando tante vittime. Ma questo brutto virus che sembra essere protagonista di un film horror americano, non distrugge le speranze, non distrugge le storie, non distrugge la fede. E quindi il silenzio viene quotidianamente rotto da canti e da musiche che, nei vari quartieri, nelle strade, nei rioni, sono capaci di unire le famiglie, i bimbi, le nonne, i giovani, in un unico abbraccio. E così le distanze della quarantena si rompono, il muro della paura crolla e quasi sembra non esistere più ciò che ci spaventa. A Napoli, a Piazza del Carmine, sorge la Basilica Santuario di Santa Maria del Carmine Maggiore.  In questi giorni così difficili la Basilica ha esposto al pubblico, in maniera del tutto straordinaria, il Crocifisso dei Miracoli.

La sua esposizione è eccezionale dato che si è verificata in pochissimi casi: nel 1656 per fermare la pestilenza e nel 1688 per il terribile terremoto.

Da pochi giorni é stato tolto il drappo rosso che riveste l’ antico Crocifisso dai capelli di seta dorata, protagonista di un evento rimasto radicato nella cultura napoletana. Un proiettile di pietra del diametro di circa 36 centimetri, nel 1436 con l’assedio Aragonese, colpí il capo Santo. La statua, infatti, ritenuta inizialmente distrutta, mostrò invece, un Gesù che dalla sua posizione iniziale, con lo sguardo supplicante rivolto al cielo e la bocca aperta, era diventato chino con occhi chiusi e il collo teso nello sforzo di schivare il colpo. Il Crocifisso, divenuto d’improvviso pesante come un corpo umano e inizialmente esposto in piazza, venne poi conservato nel tabernacolo che Alfonso d’Aragona fece costruire  in riparazione del danno e del sacrilegio, sul ponte sotto l’arco trionfale della tribuna. Oggi, questa straordinaria esposizione è stata voluta dai fedeli perché proteggesse le sorti di una città e di un mondo intero, schiacciato, adesso, da una brutta disgrazia. I Sacerdoti, adottando le giuste precauzioni stabilite dal Decreto dei giorni precedenti per evitare il veloce contagio, si rivolgono a questo Cristo, si affidano, con la certezza che nella preghiera possa esserci la fine di un incubo. E intanto la primavera è quasi arrivata e il mondo aspetta i suoi raggi del sole che possano illuminare definitivamente dei giorni troppo bui.

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