FESTIVAL DI NAPOLI 1963

M.Trevi, M.Abbate

Festival della Canzone Napoletana

«Il mio racconto» – 11 ^Edizione

-1963

Le cronache del 1963 ci regalano, sicuramente, qualche emozione in più rispetto alla cronache della undicesima edizione del Festival della Canzone Napoletana.

Di fatto, nel mese di Giugno, all’età di 82 anni, dopo circa tre giorni di agonia, muore Giovanni XXIII, passato alla storia come il “Papa Buono”. Pochi giorni dopo sarà eletto Papa Giovanni Battista Montini, che assumerà il nome di Paolo VI. Ad inizio del mese di Ottobre, invece, sarà una sciagura a sconvolgere l’Italia tutta: cederà la grande diga del Vajont, creando un’onda di ventitré milioni di metri cubi d’acqua, che spazzerà via interi paesi e provocando la morte di circa 2000 persone. Pochi giorni dopo, mentre ancora la nazione si asciugava le lacrime per la grande tragedia, prese il via l’edizione di quell’anno del Festival della Canzone Napoletana giunto, tra fischi e applausi (erano di più i fischi), alla sua undicesima edizione. Questa edizione fu organizzata per il 17, 18 e 19 Ottobre, nella ormai storica sede del Teatro Mediterraneo alla Mostra d’Oltremare, dall’Ente per la Canzone Napoletana e dall’Ente Salvatore di Giacomo (finalmente insieme!). Fortunatamente, non ci saranno come negli anni precedenti, altre manifestazioni similari che, pur con la buona intenzione di “sfornare canzoni”, servivano a creare solo una grande confusione e a riempire il portafoglio di qualcuno, alla faccia delle belle musiche, delle belle poesie e delle magnifiche voci; d’altronde fa parte del nostro carattere: se nessuno ci combatte, perché siamo i migliori, ci facciamo guerra da soli! Ma torniamo al racconto dell’evento che è la cosa (forse) che più interessa agli appassionati di musica napoletana.

Come presentatori dell’evento, furono chiamati Pippo Baudo, Lilly Lembo e, …udite…udite, Nunzio Filogamo; sì, proprio lui, quello dello storico saluto “Cari amici vicini e lontani, buonasera, ovunque voi siate!”. Anche in questa edizione, come in quella precedente l’orchestra fu diretta da più maestri, sette per la precisione: E. Alfieri, F. Cassano, G. De Martini, C. Esposito,G. Giacomazzi, B. Simonetti, e L. Vinci. I venti motivi, giunti alla fase finale, furono giudicati da una commissione di sala che alimentò non poche polemiche con le sue scelte (si parlò di imbrogli) e, guarda caso, le voci che correvano (Voce ’e popolo, voce ’e Ddio!) furono confermate dai risultati delle votazioni che attribuirono i vari premi.

Al primo posto si classificarono Maria Paris e Claudio Villa con la canzone JAMMO, JA’, di F. Maresca e M.Pagano. La seconda piazza del podio, invece, fu per Mario Abbate e Mario Trevi, con la canzone di Umberto Martucci e Salvatore Mazzocco INDIFFERENTEMENTE!; il terzo premio andò alla canzone ANNAMARIA, di Marcello Zanfagna e Austin Forte, cantata Nunzio Gallo e da Narciso Parigi. Bravi ed apprezzati furono Sergio Bruni e Giacomo Rondinella con la canzone di Renato Fiore e Furio Rendine NUN LASSA’ SURRIENTO. Così come iniziato, il 1963 farà registrare ancora eventi di cronache nazionali ed internazionali, come l’assassinio a Dallas del Presidente Americano Kennedy, che causò sgomento e profonda emozione in tutto il mondo e la morte dell’attrice napoletana Titina De Filippo, sorella di Eduardo e Peppino, indimenticabile  “Filumena Marturano” nella rappresentazione della commedia nel 1951.

Il racconto delle canzoni:

JAMMO, JA’: Anche se il pubblico aveva fatto intendere che la canzone preferita era “Indifferentemente”, questo allegro motivo, interpretato da Maria Paris e Claudio Villa, vinse l’undicesima edizione del festival. Un uomo invita la fanciulla che ama, a salire sulla collina dorata dalle vigne, dove si arriva a cavallo “’e nu ciucciariello” !… alla fontana che, secondo la leggenda, canta una canzone d’amore, scritta dai sospiri di tutti gli innamorati che si sono fermati a dissetarsi.   

INDIFFERENTEMENTE: E’ il racconto di un addio vissuto come l’ultima scena di una forzata recita. Anche se non vinse, classificandosi al secondo posto, “Indifferentemente” fu la vincitrice morale di questo festival perché fu il pubblico, sovrano di ogni decisione, a consegnarle la palma del successo. Mario Abbate e Mario Trevi, con le loro interpretazioni, contribuirono notevolmente a renderla famosa.

ANNAMARIA: “…Se l’amore è una stagione che non ha inverno, tu sei l’amore! Se l’amore è una passione che incatena il cuore, tu sei l’amore! Amore mio, carezza del sole, in cielo c’è scritto che non ci lasceremo mai”. In sintesi è questo che ci racconta nel testo Marcello Zanfagna, un inno d’amore alla donna amata. Musicata dal vincitore della “tromba d’oro” Austin Forte, la canzone deve molto alla interpretazione di un grande Nunzio Gallo.

NUN LASSA’ SURRIENTO: Due grandi interpreti della canzone napoletana, Sergio Bruni e Giacomo Rondinella, contribuirono con le loro interpretazioni al successo di questa canzone che fu la prima delle non vincitrici. Sorrento, dove la bellezza ha stabilito la sua residenza, sa accendere il cuore degli innamorati, divenendo approdo sicuro di felicità. Qui l’amore non ha frontiere e può capitare che, complice la luna, il mare, i giardini profumati, un giovane del posto, si innamori di una bella di una bella straniera e, quando arriva l’ora della partenza, l’innamorato chiede alla bella forestiera di non lasciare Sorrento se veramente lo ama.

CU’ TTE A SANTA LUCIA: Una buona interpretazione di Mario Abbate ci racconta uno dei posti più belli di Napoli: Santa Lucia. Questa gemma del golfo, con il suo porticciolo e il borgo marinaro, è un approdo felice per chi vuole vivere un sogno d’amore.

 Peppe Esposito

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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