FESTIVAL DI NAPOLI 1966

Festival della Canzone Napoletana

«Il mio racconto» – 14^Edizione

-1966-

Nonostante la Canzone Napoletana degli anni sessanta attraversasse un periodo di evidente crisi, da molti giudicata irreversibile, la produzione di nuove canzoni a Napoli non si fermò, anche se per qualità non riuscì a raggiungere i livelli degli anni precedenti. Le nuove canzoni arrivavano soprattutto dal Festival, manifestazione alla quale autori, cantanti ed editori, non sapevano rinunciare. Ed è proprio l’amore per la canzone che l’Ente per la Canzone Napoletana e l’Ente Salvatore Di Giacomo organizzano per il 15, 16, e 17 Settembre del 1966, la quattordicesima edizione del Festiva della Canzone Napoletana, affidando, come nell’anno precedente, la Regia e la direzione artistica al poeta Ettore De Mura. Intanto, dall’Inghilterra, arrivano le prime minigonne e i primi capelloni e l’astronauta Aldrin se ne va a spasso nello spazio, come previsto dalla missione Gemini 11. In questo momento di grande effervescenza internazionale, anche l’Italia ha qualcosa da raccontare.

Musicalmente parlando c’è “l’altro Festival”, quello di Sanremo, che farà registrare la vittoria di Domenico Modugno e Gigliola Cinquetti con la canzone “Dio come ti amo”, anche se i giovani applaudiranno Caterina Caselli che cantò “Nessuno mi può Giudicare” e Adriano Celentano che cantò “Il ragazzo della Via Gluk”.

Frattanto, gli Italiani vivono, con curiosità e apprensione, l’entrata in vigore (è la prima volta!) dell’ora legale e, con amara tristezza, la clamorosa eliminazione dell’Italia calcistica dai campionati mondiali di calcio, organizzati in Inghilterra, da parte di una anonima (calcisticamente parlando) Corea del Nord. Si avvicina Settembre e a Napoli si parla solo di Festival (si viveva anche di questo) e, al Teatro Politeama, fervono i preparativi per la messa a punto degli ultimi dettagli per gara canora che, in un modo o nell’altro, riusciva a coinvolgere l’intera città.

Anche per questa edizione, gli organizzatori affidarono il compito di presentare a Pippo Baudo, questa volta da solo, non più impegnato ad una corsa contro il tempo in quanto “mamma” R.A.I. aveva messo a disposizione più tempo per la messa in onda dell’evento. Numerosa la presenza dei direttori d’orchestra (18!), come nutrita fu, tra i cantanti, la presenza di complessi musicali dai quali emergeranno artisti del calibro di Vittorio Marsiglia, James Senese e Mario Musella (che saranno l’anima di un altro complesso molto amato in Italia: “Gli Showmen”! Sembra quasi superfluo ricordarlo, ma anche in questa edizione ebbero il loro momento di “gloria” le squallide “claque” con  le loro intonazioni corali. Per quanto riguarda il podio si ritorna al passato: saranno tre le canzoni premiate, tra le 26 selezionate dalla commissione per la fase finale.

Dopo le prime due serate, 14 canzoni furono ammesse alla serata finale e, tra queste, le giurie ritennero opportuno premiare con la prima posizione la canzone BELLA, di Armando Pugliese e Furio Rendine, cantata da Sergio Bruni e Robertino. Seconda classificata fu la canzone ’A PIZZA  di Testa e Martelli, cantata da Aurelio Fierro e da Giorgio Gaber, mentre il bronzo andò a Mario Trevi e Tony Astarita che cantarono la canzone di Vittorio Annona, Acampora e Donadio CHE CHIAGNE A FFA’! Da ricordare le canzoni CIENTE CATENE, di Alfonso Chiarazzo e Renato Ruocco, cantata in modo splendido da Maria Paris e Mario Merola e MA PECCHE’, di Renato Fiore e Vian interpretata da Luciano Tomei e da una splendida Iva Zanicchi.

Vorremmo dirvi arrivederci alla prossima edizione, ma la cronaca italiana fece registrare un evento che non possiamo non ricordare; era il 4 Novembre e la rottura degli argini da parte dell’Arno, fece coprire d’acqua la splendida Firenze, provocando decine di morti e danni incalcolabili. Si mobiliterà la grande solidarietà Internazionale che in breve tempo riuscirà a guarire le ferite create dal disastro.

Il racconto delle canzoni :

BELLA: Napoli paese del sole, del mare, della canzone. Il tema della canzone ruota attorno alla città, che diviene oggetto di nostalgia per l’emigrante, fonte di gioia per chi resta e amica fedele a cui confidare le passioni e le speranze perdute. Questo in sintesi il racconto di “Bella”, la canzone vincitrice di questa quattordicesima edizione del Festival della Canzone Napoletana proposta da Sergio Bruni e dal romano Robertino!

’A PIZZA: Siamo nel Settembre del 1966 e al Teatro Politeama di Napoli, con Pippo Baudo presentatore, è di scena la quattordicesima edizione del Festival della canzone napoletana. E, anche in questa edizione, cosi come vuole la tradizione, non mancano belle canzoni e grandi interpreti. Alla fine delle tre serate, nonostante in gara vi fossero canzoni come, “Ciente Catene”, “Rose d’’o mese ’e maggio”, “Scriveme”…e la stessa “Bella” che si classificò al primo posto, quella che riscosse il sovrano consenso del  pubblico fu la canzone seconda classificata, “’A Pizza”, proposta da un brillante Aurelio Fierro (nell’occasione con bastoncino e paglietta) e da un ironico Giorgio Gaber. Racconta la storia di una giovane  napoletana verace che, prima da innamorata e poi da sposa, rifiuta brillanti e piatti succulenti, preferendo a tutto questo una semplice e gustosa pizza!

CIENTE CATENE: Il 1966 fu l’epoca della minigonna, dello yè yè e della storica passeggiata nello spazio di Aldrin; in mezzo a questo momento di gran fermento internazionale, imperterrito, arriva puntuale il Festival della canzone napoletana, con le sue classiche denunce e le immancabili lamentele dei  cantanti per le canzoni a loro assegnate. Tra le canzoni partecipanti, proposta da Maria Paris e Mario Merola, c’era “Ciente Catene”, la quale, anche se solo finalista, ottenne ugualmente immediata popolarità e ancora oggi è traguardo di molti cantanti. Il brano, in sintesi, ci dice che cento catene si possono spezzare, ma non un amore che vuol vivere per sempre.

ROSE D’’O MESE ’E MAGGIO: Le rose sono le protagoniste di questa bella melodia di Salvatore Mazzocco. Si sente la voce della venditrice di rose, mentre una campana manda nell’aria un dolce suono e il sole che gioca tra le foglie bacia anche le nostre mani… racconta rassegnata questa donna che tenta di salvare la sua storia d’amore. “Con te sempre con te se mi vuoi perdonare…sei tu il mio sole!…” – Ma è tutto inutile, la mano si fa fredda e lontano svanisce la voce della venditrice di rose!

 Peppe Esposito

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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