FESTIVAL DI NAPOLI 1969

Festival della Canzone Napoletana

«Il mio racconto» – 17^Edizione

-1969-

Scrisse un giorno il grande E.A.Mario: “La canzoneè come il pane quotidiano il quale è mangiato anche se infunghito!”… Vero, ribadiamo noi! Ma aggiungiamo anche che il napoletano, grazie a Dio, in quanto a canzoni, ha sempre mangiato pane fresco! Ed è questo il motivo per il quale, in questo momento di pieno slancio innovativo, si parla ancora di Festival e di  canzoni napoletane, belle o brutte che siano. Grazie agli eroici Ente per la Canzone Napoletana ed Ente Salvatore Di Giacomo anche per questo 1969, la canzone napoletana avrà, anche se tra mille difficoltà, il suo impasto fresco di parole e musica con la diciassettesima edizione del Festival della Canzone Napoletana, con la speranza che il pane che ne verrà fuori servirà a sfamare i tanti appassionati che attendono l’evento.

Il via per le tre serate finali è previsto per il 17,18 e 19 Luglio, come al solito negli ultimi tempi al Teatro Politeama.

Intanto, il Festival di Sanremo, che gode di ottima salute, iscrive nel suo albo d’oro i nomi di Iva Zanicchi e Bobby Solo che hanno vinto l’edizione di quest’anno con la canzone “Zingara”; mentre l’intera umanità si appresta ad assistere allo sbarco degli astronauti sulla luna. Certo, la luna che troveranno gli esploratori Americani, non sarà la LUNA CHIENA proposta in una canzone al festival del 1955, tanto meno la luna che troviamo nella canzone LL’URDEMO RAGGIO ’E LUNA al festival del 1957, ma sicuramente sarà una “LUNA NOVA”… fonte di ispirazione per altre belle canzoni.

Secondo il calendario, lo sbarco sul satellite naturale della terra avverrà (scusate la presunzione) subito dopo la conclusione di questa edizione che, seppur diciassettesima, non avrà influenze scaramantiche sullo svolgimento. Con la direzione artistica dell’impeccabile poeta Ettore De Mura (una vera icona per questa manifestazione) e con la Regia televisiva di Lino Procacci, puntuali, come previsto, si parte!

I circa quaranta cantanti in gara, come di consueto, saranno accompagnati da varie orchestre, dirette dai nove maestri incaricati. Gli artisti in competizione saranno presentati da Daniele Piombi con la collaborazione di Enzo Berri, Gabriella Squillante ed Annie Palmieri. Delle 24 canzoni ammesse alla fase finale, solo 17 furono ammesse all’ultimo giorno di gara, per contendersi i premi che andarono nell’ordine alle canzoni: PREGHIERA A ’NA MAMMA, di Peppino Russo, Salvatore e Vincenzo Mazzocco cantata da Aurelio Fierro e Mirna Doris; ’NU PECCATORE, di Annona, Campassi e Capuano, cantata da Tony Astarita e Nino Fiore e ’O SCUGNIZZO, di Gaetano Amendola e Barrucci, cantata da Peppino Gagliardi e da Lucia Valeri (che poi diventerà sua moglie). Delle canzoni partecipanti molte rimarranno nella mente e nel cuore dei napoletani e saranno costantemente ricordate e cantate come: CIENTE APPUNTAMENTE, di Langella e Falsetti, proposta da Mario Merola e Luciano Rondinella; GIUVANNE SIMPATIA, di Giuseppe Cioffi e Nello De Lutio, cantata da Aurelio Fierro e Giacomo Rondinella; ’O MASTO, di Palliggiano, Mammone, De Caro e Petrucci, cantata da Mario Merola e Antonio Buonomo e FERMATA OBBLIGATORIA, di Vincenzo De Crescenzo e Giuseppe Carrozza, cantata da Mario Abbate in coppia con il figlio Rino. Da registrare inoltre, l’esordio al festival dell’attore Beniamino Maggio (62 anni!) con la canzone ’O SPOGLIARELLO di Moxedano, Sorrentino, Seccia e Cafra, cantata in coppia con Antonio Buonomo e il ritorno al festival dopo otto anni del grande Franco Ricci, con la canzone ST’AMMORE, di Ettore De Mura e Marcello Gigante, cantata in coppia con il bravo Gino di Procida.

Cala il sipario sul festival e i napoletani, ancora una volta, potranno cibarsi del loro pane quotidiano che sazierà molte persone, almeno fino alla prossima edizione! L’anno si concluderà con una tragedia, quella di Piazza Fontana a Milano, dove lo scoppio di una bomba provocherà 16 morti e più di 90 feriti.

Il racconto delle canzoni :

PREGHIERA A ’NA MAMMA: Quando si nomina la parola mamma, non so perché, il mio pensiero va alla poesia di Edmondo De Amicis  “A MIA MADRE” , la ricordate? – “… Non sempre il tempo la beltà cancella, / Or la sfioran le lagrime e gli affanni; / Mia madre ha sessant’anni, / E più la guardo e più mi sembra bella!/ etc… Questa poesia, per me, è il più bel pensiero che un figlio possa avere avuto per la propria madre e dopo questi (parere personale difficilmente non condivisibile), non ci sono versi o parole che possano raccontare l’amore per la mamma; eppure Peppino Russo, nella poesia di questa sua canzone, ha saputo farmi rivivere le emozioni che trasmettono i versi di De Amicis, quando abilmente ci ricorda che per pronunciare la parola mamma: “Se vaseno ’e labbra ddoie vote”!

’O SCUGNIZZO: Una delle cose per cui Napoli è famosa nel mondo è lo scugnizzo, un ragazzino che vivendo per strada si divertiva a compiere misfatti e azioni piuttosto scellerate. Ed è proprio a questo figlio di Napoli che il poeta Gaetano Amendola dedica questa canzone dal sapore nostalgico asserendo che “’O Scugnizzo è sentimento, ’o Scugnizzo è ’na verità, è ’na fronna ’mbraccia ’o viento, ca nun sape maie addo’ va…!”.

GIUVANNE SIMPATIA: Questa allegra canzone, ben interpretata da Giacomo Rondinella e Aurelio Fierro, ci parla di una bella ragazza, “ca tène ll’uocchie avvellutate oro e viola”, splendidi come un tramonto a Napoli d’estate, che quando passa nel rione, nonostante gli uomini si dimenano al suo passare, lei resta di pietra, senza neanche l’accenno di un sorriso. Il fatto mette in ansia un giovane del quartiere, tale Giovannino detto “Simpatia”, perché nessuno resiste al suo fascino, il quale analizza preoccupato: “…’sta sempe triste, nce starrà quaccosa…!?”. Fino a quando, giunto al massimo della resistenza, il nostro “simpatia” non decide di fermare la ragazza per dirle che lui…“GIUVANNE SIMPATIA”, se lei acconsente, le farà….. passare la malinconia !

CIENTE APPUNTAMENTE: Il protagonista della storia raccontata in questa canzone di Langella e Falsetti, paragona il cuore della donna che ama ad una agenda-calendario, dove la bella dai facili costumi, “tene signate ciente appuntamente”, lusingando  tutti gli uomini che “lassa e piglia” con la promessa di eterno amore, senza mai mantenere il giuramento. La canzone divenne uno dei grandi successi dell’ indimenticato Mario Merola.

 Peppe Esposito

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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