FESTIVAL DI NAPOLI 1970

Festival della Canzone Napoletana

«Il mio racconto» – 18^Edizione

-1970-

Potremmo iniziare il racconto di questa diciottesima edizione del Festival della Canzone Napoletana, con il classico “C’era una volta…”, ma preferiamo rimandarlo agli anni a venire, perché, anche se questa edizione del Festival napoletano del 1970 sarà quella che passerà alla storia, come ultima vera edizione di questa manifestazione, Napoli canterà ancora!

Ma prima di arrivare alle programmate delle tre serate del festival, previste per il 16, 17 e 18 Luglio nella Piazzetta di Capri, vi voglio ricordare qualcosa di quel 1970, a partire dal successo di Adriano Celentano e Claudia Mori al Festival di Sanremo con la canzone “Chi non lavora non fa l’amore”, un brano folk che riflette il clima sindacale del momento, e il progredire nel mondo del movimento femminista. Altri episodi degni di cronaca, sono il bradisismo di Pozzuoli, che nel mese di Marzo sollevò il suolo di circa 15 centimetri, costringendo le autorità ad evacuare il “Rione Terra”, che in  seguito sarà anche demolito e la indimenticabile vittoria della Nazionale Italiana di calcio per 4 a 3, contro la rappresentativa della Germania, ai Mondiali di Calcio Messicani. Dicevamo del Festival a Capri; sì, sarà proprio l’isola dei faraglioni la incantevole“tomba” di questa manifestazione e il funerale (pardòn, lo svolgimento della gara) non avrà, per motivi televisivi, nemmeno l’accompagnamento delle campane del grande orologio della Piazzetta. “Patron” della manifestazione, o meglio, di quella edizione, fu Luciano Bideri, mentre direttore artistico, ancora una volta (chi meglio di lui), fu il competente poeta Ettore De Mura. Ospiti d’onore della manifestazione furono: Carlo Dapporto, Antonella Steni, Enrico Simonetti, Alberto Lupo, Pietro De Vico e il complesso The Showman. La presentazione fu affidata all’esperienza e all’eleganza di Daniele Piombi e Gloria Christian con la collaborazione di Enzo Berri. Minacce, gesti di intemperanza, principi di “appicceche malamente”, caratterizzarono la prima serata che, seppur bagnata (piovve tantissimo!), non sarà certamente fortunata. Delle 24 canzoni in gara, solo 14 furono ammesse alla serata finale del 18 Luglio. Tra i partecipanti si evidenziò la presenza dell’attore Franco Franchi, tra l’altro sostenuto da una “claque” di fans giunti appositamente dalla Sicilia. Il Festival fu vinto da Peppino di Capri e Gianni Nazzaro con la canzone di Giuseppe Faiella (Peppino di Capri) e Mimmo Di Francia, ME CHIAMME AMMORE. Gioirono anche gli ospiti siciliani, per il secondo posto ottenuto dal loro beniamino con la canzone ’O DIVORZIO, di Renato Matassa e Pasquale Gallifuoco e dello stesso Franco Franchi. Al terzo posto si classificarono ex-aequo le canzoni ’A MADONNA D’ ’E ROSE, di Di Maio, Perugini e Acampora, cantata da Tony Astarita e Mario Abbate e DISTRATTAMENTE, di Salvatore Palomba e Gianni Aterrano, cantata dallo stesso Tony Astarita in coppia con Anna Identici. Il pubblico applaudirà, tra le canzoni finaliste, CHITARRA ROSSA, di Peppino Russo e Vincenzo e Salvatore Mazzocco, cantata da Mario Merola e Mirna Doris; ’NNAMMURATO ’E TE!, di Fiorini e Schiano, cantata da Mario Merola e Luciano Rondinella e la romantica QUANNO SPONTA PRIMMAVERA, scritta dal compianto Renato Rutigliano con Enzo Bonagura e Mario De Angelis, cantata da Louiselle e Nunzio Gallo.

Il racconto delle canzoni:

ME CHIAMME AMMORE: Peppino di Capri , autore e interprete di questa canzone, sicuramente è stato un rinnovatore della canzone napoletana. La conferma viene da questo brano che sicuramente possiamo includere tra quelli definiti dello “slow napoletano”. “Me chiamme ammore”, racconta la storia di due innamorati che si ritrovano, più innamorati di prima, dopo che si sono lasciati. Il brano fu apprezzato anche nella incisione di Gianni Nazzaro.

’O DIVORZIO: Questa canzone  ci parla, spiritosamente, dello scioglimento legale del matrimonio. Il brano rischiò di essere escluso dalla gara, perché ritenuto poco opportuno, in quanto proprio in quel periodo vi era una proposta di legge, in Parlamento, riguardante l’argomento. Dopo varie e frenetiche discussioni, la canzone fu ammessa e partecipò alla gara dopo aver apportato alcune modifiche al testo.

IL SOLE E’ NATO A NAPOLI: Napoli paese del sole, città che diviene oggetto di nostalgia per l’emigrante e fonte di gioia per chi resta. La canzone è un magnifico “spot pubblicitario” al sole di Napoli, città bella e sfortunata. Il sole è nato a Napoli e il mondo intero conosce questa verità perché ovunque nel mondo si canta: “ ’O sole mio sta ’nfronte a te!”. 

’NNAMMURATO ’E TE: Due importanti sentimenti in conflitto tra loro, l’amore e l’amicizia, sono drammaticamente raccontati in questo che fu un grande successo discografico degli anni 70. Il racconto, in sintesi, ci dice che un uomo si innamora, ricambiato nel sentimento, della donna del suo migliore amico ma, consapevole che non potrà mai averla tutta per se, si domanda amaramente: “T’aggio ’ncuntrato ma pecchè…?”. La canzone ancora oggi, (ripresa  da Francesco Merola figlio di Mario), riscuote grande successo. 

QUANNO SPONTA PRIMMAVERA: La primavera, a Napoli, viene definita  la “stagione nuvella” ed è amata dal popolo perché il suo arrivo dà una carica particolare. Questa stagione abbraccia la città come un innamorato fedele, ed è per questo che rappresenta uno dei motivi più sinceri di ispirazione canora. Possiamo dire, senza ombra di dubbio, che di questo particolare momento ne beneficiarono sia l’indimenticato Renato Rutigliano, che il grande Enzo Bonagura nell’assemblare i versi di questa canzone che, nella sua semplicità, racconta tutto il bello di questa meravigliosa stagione napoletana. “…’O sole, doppo ’a pioggia e doppo ’o ggelo, / p’’o cielo, stralucenno se ne va!… / ’Nu sciato ’e viento, po’ te sconceca ’e capille, /comme si bella, sì ’nu sciore pure tu!…”/.

Cala il sipario su questo racconto del Festival della Canzone Napoletana, elaborato da chi, con l’umiltà e con il cuore dell’appassionato, ancora oggi si domanda perché Napoli non ha fatto nulla per tenere in vita la sua rassegna musicale, lasciandola morire lentamente, addirittura da “emigrante”? Dovessimo darne un annuncio formale, come si conviene ad un “morto d’eccezione”, non potremmo certamente iniziare col dire “Serenamente come visse…”, perché tanti furono i litigi e le macchinazioni organizzate a suo danno, dagli editori, dagli impresari, dalla R.A.I. e da quanti altri ruotavano intorno ad esso, con il solo scopo di “Azzuppare”; potremmo aprire il comunicato solo dicendo: “Dopo i bei momenti di musica e poesia che ci ha regalato…”. Sì, perché, nonostante tutto, il Festival della Canzone Napoletana di bei momenti ne ha regalati, facendo sognare, con le sue canzoni, più di una generazione e sono sicuro che tutti i napoletani, nella loro vita, hanno cantato almeno una volta, il ritornello o la strofa, di una delle 396 canzoni  che hanno partecipato alle 18 edizioni del festival,  o uno dei 54 motivi in gara nel -Giugno della Canzone Napoletana- del 1961 e nel -Festival di Piedigrotta- del 1962. Spero che questo racconto dei festival possa essere, per i più giovani, un punto di partenza per un viaggio senza fine nell’ infinito della canzone napoletana, nella sua storia e nella sua interminabile pagina di musica e poesia, con la speranza che uno di questi giovani, in un domani non troppo lontano, possa ricominciare con il racconto, magari iniziando proprio col dire:  “…Ce steva ’na vota…” !

 Peppe Esposito

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La canzone vincitrice.

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1 Commento

  1. vorrei complimentarmi per tutti gli articoli su Festival di Napoli, molto precisi e completi (a differenza di tanti resoconti in giro sul web) sarebbe bello avere altre analisi del genere sulle successiva edizioni del Festival. In particolare dal “ritorno” del 98 le notizie sono incomplete, discordati e poco attendibili… grazie

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