IL LUNGOMARE E L’ALBERO

Napoli è un posto unico al mondo per bellezze naturali ed artistiche. Chiunque, da qualsiasi latitudine vi si rechi, ne rimane estasiato, rapito, per sempre prigioniero dei suoi ricordi che convergeranno sempre in questo posto meraviglioso la cui atmosfera magica inebria e rapisce.

Napoli è anche un luogo dove tutto si accomuna e dove, purtroppo, nascono e si manifestano contraddizioni che solo nella qui possono crearsi.

Chi più chi meno, abbiamo tutti avuto modo di seguire  la vicenda del famoso albero di natale, costruito alla rotonda Diaz nel natale 2016; numerose furono le polemiche sorte perché, a dire di molti, deturpava la visione del panorama.

Ci fu una vera e propria campagna contro, con alcuni pronti ad immolarsi pur di far sparire quell’obbrobrio costruito, tra l’altro, su di una struttura mobile che dopo pochi mesi sarebbe stata smontata. Installazione che ha portato, seppur minimo, un aumento dell’indotto lavorativo e turistico dovuto anche alla curiosità di visitarla.

L’anno successivo si voleva ripetere l’operazione realizzando un corno, figura caratteristica della tradizione napoletana. Anche in questo caso la realizzazione dell’opera, anch’essa temporanea, avrebbe di sicuro portato un contributo lavorativo ed avrebbe, perché no, come già avvenuto per l’albero, attratto la curiosità dei turisti.

E allora? E allora no! Si sono sollevati un po’ tutti spingendo a quanto pare addirittura la sovraintendenza ai beni culturali ed artistici ad esprimersi su tale realizzazione. Quindi, come si usa ormai dire a Napoli, “a finale” la struttura non si è realizzata, alla faccia di tutti quelli che speravano nel seppur esiguo aumento dell’indotto lavorativo e relativo introito nelle casse del Comune, che avrebbero percepito l’occupazione del suolo e le relative pubblicità.

I don Rodrigo del momento sono ritornati a casa soddisfatti e sazi per quanto ottenuto alla facciaccia di tutti quelli che avevano sperato, anche se solo per pochi mesi, di ottenerne vantaggi occupazionali.

Passato qualche annetto ecco spuntare in mare all’altezza del magnifico Castel dell’Ovo delle casse in parte sommerse, ma ben visibili che hanno attratto la curiosità di tutti; alcuni si chiedevano di cosa si trattasse, altri discutevano quale opera d’arte fosse associandola a questo o a quell’artista, di sicuro di importanza tale da poter in qualche modo contaminare significativamente il panorama di Napoli.

Ebbene, si è appurato poi che non si trattava di alcuna opera d’arte, bensì di bidoni per la coltivazione dei mitili, posti permanentemente e, a quanto sembra, anche in fase di allargamento.

Chiunque posi il proprio sguardo verso il panorama del Castello potrà vederli benissimo; e più si avvicina più sono visibili, un vero e proprio attentato alla bellezza del golfo.

Ora tutti tacciono. Tutti fanno finta di niente. Dove sono i don Rodrigo, la sovraintendenza, gli ambientalisti, il Comune e chi più ne ha più ne metta?

Tutti zitti in un silenzio complice e vergognoso.

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