IL VALORE DELLA STORIA E UN RISCATTO POSSIBILE

È, purtroppo, un triste dato reale che il nostro sistema educativo/scolastico abbia acquisito limiti non tollerabili sia per la vetustà delle strutture che per il livello di preparazione garantito agli studenti. Il Covid tra i tanti drammi e lutti, ha anche zavorrato del tutto il sistema scolastico con la Didattica a Distanza.
Al nostro Paese servirebbe ben altro: un sistema che intrecci cultura, sapere umanistico e scientifico, con il traguardo di aiutare la formazione del libero pensiero, del senso civico, e dell’ inserimento nel mondo del lavoro. Magari, creare quelle figure di natura tecnica e professionale oggi introvabili, seppur in un percorso che intercetti la cultura nel senso più ampio, a partire dalla letteratura. Tutto ciò doveva farlo e deve farlo la Politica, con investimenti, insegnanti qualificati e resi autorevoli, ricerca del merito e sulla base di questi costruire sistemi formativi e valutativi che non siano effimeri e di facciata. Sulla Scuola e sull’ Università non va cercato il facile consenso,  va compreso che senza giovani preparati, capaci di comprendere le difficoltà e le energie necessarie per raggiungere legittimi obiettivi professionali o sociali, non avremo mai una vera classe dirigente.
In poche parole saremo sempre più un vascello senza timoniere e un paese non affidabile.
 Homo faber suae quisque fortunae.
(L’uomo è artefice del suo destino/fortuna)
Questo quando ha potuto avere i necessari strumenti di conoscenza e cultura e quando si è formato un cittadino, cioè una persona che vive il proprio ruolo non solo come singolo, ma principalmente quale parte e artefice di una comunità. Quindi, all’isolazionismo che caratterizza il vivere della nostra società da decenni ( un processo involutivo sempre più somigliante ad una slavina), bisogna sostituire il senso di appartenenza ad una comunità, ad un Paese e ad un sistema di valori. La lotta al malaffare, al virus nauseobondo delle mafie, a quella zona di connivenza dove regna degrado e miseria, passa senza ombra di dubbio dalla cultura e dalle politiche del lavoro.
Chi è per lo sport ha le masse al suo fianco, chi è per la cultura ha le masse contro, e per questo tutti i governi sono sempre per lo sport e contro la cultura.
(Thomas Bernhard)
Proprio nel nostro Sud Italia questo ragionamento è ancora più vero è portatore di drammi secolari. Basti pensare ai Lazzaroni, al loro ruolo nel vanificare la Repubblica Partenopea del 1799, la loro lotta in difesa della monarchia contro i giovani illuministi napoletani L’ arretratezza culturale, il vivere da sfaccendati o di piccoli brogli e mestieri , mendicando, senza alcun senso di appartenenza, li ha contrapposti a giovani della borghesia illuminata che parlavano di un mondo a loro incomprensibile Naturalmente, la responsabilità storica è della monarchia borbonica e dello stato del contado, come ci illustrano i pubblicisti del settecento Ecco, forse questo gap ha fatto saltare nel Mezzogiorno anelli di un processo storico e culturale che ancora non si sono recuperati e dove il malaffare ha trovato parte del proprio fortino. È la Storia che, con approfondimenti ben più seri di questi, può darci il senso del riscatto 
“Senza l’Istruzione, le migliori leggi restano inutili”
(Vincenzo Cuoco)
I parallelismi con il quotidiano potrebbero intrecciarsi all’infinito, facendo emergere le responsabilità di una politica che dai Padri Costituenti ad oggi ha lasciato in soffitta i giganti e fatto posto al nulla.

 Fare appelli pensando che miracolisticamente il singolo possa come svegliarsi da un torpore e divenire attore di un positivo processo di cambiamento, serve solo a non affrontare il tema vero: va riformata la politica. Non intesa nel senso partitico e neanche di sensibilità ( economia di mercato, Keynesiana, Marxista,ecc), bensì nella capacità di comprendere che che lo Stato, la comunità, i pilastri quali scuola, cultura, economia, lavoro fanno parte della stessa capacità esistenziale della Democrazia.
Questa capacità di riforma può partire solo dal basso, dal riappropriarsi dei territori in quanto luogo dei diritti di una comunità 
Dal comprendere che nulla è ineluttabile, che non è giusto vivere ancora sotto un giogo che tiene prigioniere tante energie di giovani e meno giovani, svilendo in loro qualsiasi volontà di cambiamento 
“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’ indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita.
Perciò odio gli indifferenti.”
( Antonio Gramsci)
Frasi forti, ma che testimoniano quanto ancora sia lunga la distanza da colmare verso un senso civico di comunità.
E sino allora l’abbandono delle periferie, la debolezza delle istituzioni, il senso di abbandono che si respira nelle città e l’ intera questione meridionale e con essa quella dello stato unitario, non sarà risolta Non serve coprire una buca, serve capire perché si è sviluppata. Senza questo processo storico vivremo di speranza e non di idee, di promesse e mai di una realtà che si basi su visione e progetti. Lì si annida il peggior male della democrazia.
“La maggior parte degli uomini sembra vivere secondo i propri sensi, piuttosto che secondo la propria ragione” 
( San Tommaso d’Aquino)
ALBERTO FORTE
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