La Napoli velata del Principe: tra alchimia e mistero.

Tomba di Raimondo di Sangro (Francesco Maria Russo, 1759) Foto di Marco Ghidelli © Archivio Museo Cappella Sansevero
Ritratto di Raimondo di Sangro (CarloAmalfi,1759 ca. (?))
Foto di Marco Ghidelli
© Archivio Museo Cappella Sansevero

Succede a volte che la storia, attraverso avvenimenti non calcolabili, ti faccia cambiare totalmente strada e la vita prenda, dunque, un’altra direzione. Succede a volte che avvenimenti imprevedibili siano la base di cambiamenti che, però, lasciano una cicatrice sempre aperta. Questa è la storia di un nobile a cui la vita ha riservato tanta fama, intelligenza, genialità, curiosità, ma anche avvenimenti che hanno segnato profondamente la sua vita. In più appuntamenti vi racconteremo di un uomo che ha arricchito, affascinato, ma anche un po’ turbato, chi l’ha conosciuto negli anni attraverso le opere, i miti e le sue azioni, famose in tutto il mondo. Questa che vi racconteremo è la storia di Raimondo di Sangro, detto il Principe di Sansevero. Discendente di Carlo Magno, Raimondo nasce il 30 Gennaio 1710 nel castello di Torremaggiore, in Puglia, dove la famiglia possedeva diversi feudi. Nello stesso anno la madre muore e la vita del fanciullo viene completamente stravolta. Il padre, costretto ad assentarsi per lunghi periodi dall’Italia e dalla famiglia, affida il figlio alle cure del nonno, sesto principe di Sansevero residente a Napoli, in piazza San Domenico Maggiore. In questa città, il ragazzo riceve la sua prima educazione. Avviato agli studi classici, già da fanciullo manifesta grandi capacità intellettive ed è per questo che prosegue la scuola, su scelta del nonno e del padre, presso il prestigioso collegio dei Gesuiti a Roma. Raimondo si dedica con ottimi risultati alla filosofia e alle lingue (arriva a padroneggiarne almeno otto), alla pirotecnica e alle scienze naturali, all’idrostatica e all’architettura militare. Morto il nonno Paolo, grazie alla rinuncia paterna, ne succede nel titolo e nei beni, divenendo a soli sedici anni settimo principe di Sansevero; eredita anche il palazzo di Sangro, la splendida dimora degli avi, nella quale si stabilisce nel 1737. Convola a nozze con la cugina Carlotta Gaetani dell’Aquila d’Aragona ed il suo matrimonio diventa ispirazione di Giambattista Vico, il quale dedica ai due sposi un sonetto, e di Giambattista Pergolesi, che musica la prima parte di un preludio scenico.

Intellettuale prestigioso, diventa intimo amico di Sua maestà e nel 1740 fu insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine di San Gennaro, onorificenza riservata a una piccola élite selezionata dalla Corona di Borbone. Intanto, dopo esser divenuto accademico della Crusca con il nome di Esercitato, Raimondo, tramite il consenso di Benedetto XIV, accede ai libri proibiti: si aprono, quindi, le porte di numerose biblioteche, dove divora gli scritti di Pierre Bayle, le opere degli illuministi radicali e dei filosofi francesi, testi impregnati di suggestioni alchemiche e massoniche. L’attività inventiva continua sempre a vivere in lui e, infatti, progetta coloratissimi teatri pirotecnici e tecniche di stampa simultanea a più colori, prepara farmaci considerati portentosi e realizza panni completamente impermeabili, che regala a Carlo di Borbone.

Nel 1737 Raimondo aderisce all’ordine massonico, associazione i cui ideali abbracciano l’Illuminismo. L’ intrigo creato intorno all’immagine del Principe inizia ad avere un’anima palpabile e tangibile che chi vive intorno a lui percepisce chiaramente. Al principe, però, non basta essere parte di questo ordine parigino e ne crea uno suo chiamato “Rosa d’Ordine Magno”, la prima massoneria napoletana di cui lui è Gran Maestro. L’anno successivo Papa Benedetto XIV condanna i membri della massoneria. Raimondo, così, rinuncia all’ordine e ne denuncia gli affiliati. Ma i rapporti con la Santa Sede non si sanano a causa della Lettera che onora un antico sistema comunicativo peruviano e tratta temi giudicati pericolosi, con continui richiami alla cabala e all’esoterismo e con svariati rimandi a diversi autori dell’Illuminismo radicale.

L’Inquisizione romana, nel 1752, inserisce la Lettera all’Indice dei libri proibiti dall’autorità ecclesiastica. Raimondo, viene anche definito il Principe diabolico e il perché risulta semplice da comprendere se si approfondisce la sua storia. A Napoli, c’è chi passando per il palazzo in cui ha vissuto, si fa ancora il segno della croce. La sua genialità non conosce limiti, né mentali né morali, e molte sue azioni disumane e spaventose, che racconteremo nei nostri prossimi articoli, sono ancora ricordate. Se la sua fame di conoscenza è giunta a noi in forma di idee, scoperte, creazioni geniali ed utili, parallelamente, ha dato vita ad un embrione buio, marcio e spaventoso, che può appartenere solo a chi strappa tutto ciò che può alla conoscenza per possederla senza freni e senza censure alimentando, così, quel feto insaziabile che ha generato. Custode di tutto ciò che abbiamo accennato in questo articolo e che approfondiremo poi è la Cappella di Sansevero, oggi visitabile ed assalita quotidianamente da numerosi turisti ed appassionati, i cui tesori sono testimoni affascinanti della vita e della mente di un grande genio.

Se si visita, la cappella di Sansevero, sembra che sia proprio il principe ad aprirti le porte e che ti lasci osservare le sue creazioni in cui si racconta e ha inciso la sua storia. Ti presenta la sua amata madre, il padre e le sue debolezze, ti mostra segni massonici e tanto altro. È lì che si apre a te e intanto ti scruta. Ti mostra con orgoglio un Cristo Velato capace di fermare ogni respiro e di farti perdere la concezione del tempo. Osservare ogni dettaglio è come fermarsi in una non realtà da cui è difficile uscire. Ed è in una sola opera che esplodono insieme sacro e profano. Cristo ti appare nella fase più umana di un essere umano, la morte, ma nello stesso tempo il velo che lo ricopre esprime la sacralità, per cui quel corpo spezzato dalla sofferenza della croce, diventa maestoso e risulta quasi naturale inginocchiarsi di fronte alla bellezza della statua. Ti accompagna per mano verso le sue macchine anatomiche, cosi perfette che ancora fanno discutere. Molti, infatti, pensano che quei corpi appartenessero a dei servi che rese, per sempre, sue cavie. C’è tanto da raccontare e lo faremo attraverso svariati appuntamenti, i quali ci permetteranno di capire di più su un genio che ha collaborato a rendere affascinante e misteriosa la città di Napoli.

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