La Pasqua a Napoli: un viaggio gustativo tra religione, leggenda e tradizioni.

«E, venuto lo juorno destenato, oh bene mio: che mazzecatorio e che bazzara che se facette! Da dove vennero tante pastiere e casatielle? Dove li sottestate e le porpette? Dove li maccarune e graviuole? Tanto che ’nce poteva magnare n’asserceto formato.»

(Giambattista Basile, La gatta Cenerentola)

Il giorno di Pasqua cambia ogni anno, ma é sempre un’attesa importante, in particolare per la religione cristiana. È il giorno, infatti, in cui Dio ha distrutto la morte con la crocifissione e la resurrezione del suo unico Figlio. A Napoli la Pasqua si festeggia rispettando tradizioni culinarie che si confermano da anni. Esattamente come nel periodo natalizio, la tavola è imbandita e presenta pietanze che non mancano in nessuna casa, dalla più modesta alla più facoltosa. Il cibo a Napoli unisce tutti, unisce cuore e gola, e in questo articolo parleremo della magnifica tradizione napoletana culinaria che farà sicuramente venire l’acquolina in bocca. Preparate lo stomaco e l’ immaginazione per assaporare insieme e con un po’ di anticipo i piatti tipici pasquali.
Il nostro pranzo inizia con la “fellata”, un semplice antipasto di affettati misti. Il termine deriva da “fella”, che in napoletano significa la fetta. Infatti, ogni tipo di salume é tagliato a fettine più o meno sottili. Nel piatto, però, non può mancare il salame napoletano e il capocollo, accompagnati da ricotta, ricotta salata e uova sode.
Grande protagonista del pranzo pasquale è il famosissimo “casatiello”: pasta di pane farcita con formaggio, strutto, ciccioli e altri salumi.
L’impasto viene lavorato a forma di ciambella.

Il casatiello, nella sua preparazione, è ricco di simboligie legate alla Pasqua: le strisce di pane poste sopra alle uova rappresentano la croce su cui morì Gesù e l’aspetto anulare simboleggia la ciclicità della morte e della resurrezione. Il “tortano” presenta gli stessi ingredienti del casatiello, senza avere, però, le uova disposte sopra. Queste ultime sono, invece, sbucciate, tagliate e inserite all’interno del rustico. Il nostro pranzo pasquale prosegue con la “minestra maritata”. Il nome particolare vuole indicare l’ unione perfetta tra tutti gli ingredienti che compongono la minestra. La carne e le verdure miste si sposano in un unico piatto creando una zuppa capace di far innamorare i commensali che la assaporano. Arriviamo, dunque, ad un altro tipico piatto: l’ agnello con i piselli. L’ agnello simboleggia Gesù e il suo sacrificio. Il dolce non può mancare e a Pasqua la tradizione ci permette di gustare la famosissima “pastiera”.
La ricetta è un’antica tradizione tramandata tra le varie cucine di ogni epoca storica. Secondo la leggenda, l’origine di questo dolce è legata alla sirena Partenope. I napoletani, per ringraziare la meravigliosa creatura per il canto melodioso che allietava le lunghe giornate, incaricarono, attraverso un misterioso culto, sette donne di consegnarle i doni della natura. La farina, che simboleggia la forza della campagna e la ricchezza; la ricotta, tesoro dei pastori e simbolo di abbondanza; le uova, che indicano il ciclo della vita e la fertilità ; il grano bollito nel latte, simboli della natura e della fusione tra regno vegetale e animale; l’acqua di fiori d’arancio (o di altri agrumi), i profumi della terra napoletana; le spezie, come la cannella, in rappresentanza dei popoli lontani; lo zucchero, che ricorda la dolcezza del canto della sirena. Partenope consegnò i doni agli Dei che mescolarono gli ingredienti dando vita alla pastiera napoletana. Il pranzo pasquale a Napoli è un meravigliosa poesia che unisce il sacro, il profano, le tradizioni, le storie e l’ amore che si manifesta, forte in ogni casa.

 

 

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