Le “Macchine Anatomiche”, stupore e orrore. Alla scoperta dei corpi “metallizzati” nella Cappella Sansevero

Cristo velato, part. (Giuseppe Sanmartino, 1753) Foto di Marco Ghidelli © Archivio Museo Cappella Sansevero

di Giovanni Abbatangelo

Visitare la Cappella Sansevero, come abbiamo già raccontato, significa restare inebriati da un tripudio di arte barocca, tra i misteriosi simboli massonici, l’incredibile Cristo Velato e le statue che celebrano i familiari del Principe Raimondo De Sangro. Ma la visita a questo capolavoro nel cuore di Napoli riserva un’ulteriore sorpresa, nei sotterranei nella cappella stessa.

Quest’area, secondo i piani originari di Raimondo, doveva ospitare i resti dei suoi discendenti e il Cristo Velato, ma oggi, in realtà, vi sono conservati due “oggetti” sbalorditivi contenuti in due grosse bacheche di vetro, ancora più inquietanti e misteriosi delle opere ospitate al piano superiore. Di cosa si tratta? Lo scopriremo tra poco.

Tomba di Raimondo di Sangro (Francesco Maria Russo, 1759) Foto di Marco Ghidelli © Archivio Museo Cappella Sansevero

Tra il 1763 e il 1764 il Principe Raimondo incaricò un medico siciliano, Giuseppe Salerno, di realizzare un esperimento sicuramente poco adatto ai deboli di cuore: dei modelli umani nei quali sarebbe stato possibile osservare gli scheletri intatti e l’intero apparato circolatorio con vene, arterie e capillari.

La sfida era ardua. Come realizzare una tale impresa? Gli interessi del Principe e gli esperimenti che compiva erano innumerevoli, e le sue conoscenze mediche e alchemiche sembrano aver giocato un ruolo fondamentale nella realizzazione dei modelli. La leggenda narra che il dottor Salerno, sotto la diretta supervisione di Raimondo di Sansevero, abbia inoculato nel corpo di due cadaveri (qualcuno dice che i due corpi sottoposti al trattamento fossero ancora vivi…) una sostanza “metallizzante” a base di mercurio che avrebbe generato una sorta di “solidificazione” dei vasi sanguigni. Altre teorie, sicuramente meno macabre, ipotizzano che il sistema circolatorio non sia nient’altro che una riproduzione effettuata con cera d’api, coloranti e altri materiali.

Ancora oggi non ci è dato conoscere la verità, in quanto non esistono prove sicure in merito alla tecnica usata per la realizzazione, ma ciò che è certo è che ogni visitatore che si appresta a uscire dalla Cappella Sansevero, quando si trova di fronte alle due Macchine Anatomiche, non può non essere sopraffatto da uno spettacolo che genera un senso di stupore, orrore e curiosità che soltanto una mente come quella di Raimondo avrebbe potuto partorire.

Macchina anatomica – Uomo (Giuseppe Salerno, 1756 circa) Foto di Marco Ghidelli © Archivio Museo Cappella Sansevero

I due corpi umani, uno maschile e uno femminile, originariamente conservati nell’“Appartamento della Fenice”, ennesimo chiaro riferimento alla resurrezione e all’immortalità, sono stati completamente scarnificati con una tecnica altrettanto sconosciuta, e gli unici elementi rimasti sono i due scheletri circondati dall’intricato groviglio di vasi sanguigni, dalle grandi arterie ai più sottili capillari. Sono conservati in posizione eretta in modo da poter essere osservati sia dagli studiosi di medicina, sia dagli osservatori animati dal semplice gusto di lasciarsi meravigliare e suggestionare.

Secondo l’ipotesi più accreditata tra la gente, Di Sangro tagliò la giugulare dell’uomo e iniettò la strana sostanza creata in laboratorio. Alla morte dell’individuo, dopo una lunga agonia, avrebbe compiuto la stessa operazione sulla donna, incinta, che avrebbe lottato in ogni modo, ma senza speranza, per provare a salvare il bambino che portava in grembo. Secondo la “Breve nota di quel che si vede in casa del principe di Sansevero”, una guida settecentesca al Palazzo del Principe, ai piedi dello scheletro femminile era situato “il corpicciuolo d’un feto”, accanto al quale vi era addirittura la placenta aperta, legata al feto dal cordone ombelicale. I resti dell’embrione erano ancora visibili fino a qualche decennio fa; alla fine del secolo scorso sono stati trafugati e mai più recuperati, e al giorno d’oggi, tra i piedi della donna, è ancora possibile osservare i resti della placenta.

Macchina anatomica – Donna (Giuseppe Salerno, 1763-64) Foto di Marco Ghidelli © Archivio Museo Cappella Sansevero

A 250 anni dalla loro realizzazione, il mistero delle Macchine Anatomiche sembra ancora lontano da essere risolto. Per secoli è stata alimentata la leggenda secondo cui i corpi utilizzati per l’imbalsamazione appartenessero a due servi di Raimondo di Sangro. Benedetto Croce, in un’opera in cui descriveva il Principe come un uomo che “riuniva alle arti diaboliche capricci da tiranno, opere di sangue e atti di raffinata crudeltà”, fu tra i primi a citare la credenza secondo la quale il principe “fece uccidere due suoi servi, un uomo e una donna, e imbalsamarne stranamente i corpi in modo che mostrassero nel loro interno tutti i visceri, le arterie e le vene”. Alcuni esperti che hanno ricevuto l’autorizzazione a studiare le due macchine anatomiche sono giunti alla conclusione che, per far sì che il liquido al mercurio avrebbe potuto raggiungere ogni singolo capillare soltanto se inoculato in una persona ancora viva, dotata di un cuore pulsante che mantenesse il sangue in circolo. È difficile credere a questa teoria: come avrebbe potuto il cuore pulsare fino all’ultimo momento con una sostanza esterna e nociva in circolo, senza che il malcapitato subisse un infarto o uno shock anafilattico?

Alcuni studi del 2008 hanno comunque evidenziato che gli scheletri sono effettivamente umani, mentre il sistema circolatorio, completamente artificiale, presenta svariati errori che non avrebbero permesso ad un individuo di vivere con quelle malformazioni.  Nel 2014, alcuni medici dell’ospedale San Gennaro di Napoli hanno confermato sia la veridicità degli scheletri, sia l’inattendibilità del sistema circolatorio, nonostante abbiano riconosciuto la grande maestria nella riproduzione, considerando le ridotte conoscenze dell’epoca.

Le Macchine Anatomiche sono la “ciliegina sulla torta” a coronamento della visita alla Cappella Sansevero, un viaggio tra mistero e scienza, alla scoperta dell’operato del Principe Raimondo di Sangro. Nonostante i secoli, il velo di mistero che avvolge questo meraviglioso luogo, con le sue stupende opere, sembra ancora impossibile da essere squarciato, intagliato nel marmo della storia e reso immortale come i tre esseri umani che “prestato” il proprio corpo per la realizzazione dei modelli anatomici.

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