Mannarino – Il tour

Alessandro Mannarino invade il palco del Teatro Augusteo di Napoli per le due serate del 16 e 17 Aprile con il suo tour “L’Impero crollerà” che, partito dal prestigioso Teatro dell’Aquila di Fermo, si concluderà il 25 luglio nella sua città natale, presso l’ippodromo romano delle Capannelle. Data imperdibile quest’ultima per tutti i fans del cantautore romano che, nato nel quartiere popolare di San Basilio è finito, alla soglia dei quaranta, a far vibrare il suo sound di periferia nei principali teatri italiani con la solita passione e l’inconfondibile rabbia.

Il 25 luglio, dichiara l’artista,”avrà il sapore di una grande festa di arrivederci prima di una lunga pausa dedicata a nuovi progetti e alla scrittura del prossimo album, una giornata di musica che partirà al pomeriggio con altre sorprese che verranno svelate”.

Nell’attesa sarà possibile godersi la sua musica in ambienti che possono sembrare meno congeniali alla sua esplosività e al suo pubblico abituale. Ed è un attimo dopo, quando sei lì seduto tra la sua gente, comodo in una avvolgente poltroncina, che Mannarino ti sorprende. L’occhio di bue brucia la sua figura priva dell’immancabile cappello, la sua voce da “borgataro”, roca da far pensare al troppo fumo e al troppo vino, si mescola alla sua chitarra e regala ai presenti i primi brani, “Roma” e una  “Marylou” in una versione acustica, con un arrangiamento intimo, quasi una recita prima di alzare il ritmo in “Apriti cielo”, brano che dà il nome al suo ultimo album. La scenografia prende aria, scorgi le potenzialità di chi lo accompagnerà con voce, fiati e percussioni lungo la serata ed è allora che hai l’impressione di iniziare a riconoscerlo.

Per una buona metà dello spettacolo l’eclettico cantautore mantiene una dimensione più intima, il suo concept tour offre uno spettacolo inedito e a tratti spiazzante, i nuovi arrangiamenti discostano i suoi brani dalla consueta rissa (definizione dello stesso Mannarino con riferimento ai suoi pezzi più popolari) per avvicinarli alla poesia. Le metafore acquisiscono maggiore forza al calare del ritmo e, in qualche modo, si ha l’impressione di avvicinarsi maggiormente al suo mondo, alle sue esperienze di vita.

La scenografia è come di consueto curata, alle luci il lavoro è a tratti stupefacente, il ritmo è in crescendo fino a diminuire nuovamente nell’esecuzione della graffiante “Le stelle“. Le luci calano, la chitarra è nuovamente sola e le parole ti si arrampicano alla gola in quel “e stasera poi mi sono pettinato bene e sto con te” di chi continua a cadere e riprovarci.

Il racconto del recluso, la privazione della libertà che consegna l’uomo al tedio e il seguente, duro, brano “Scendi giù”, premiato da Amnesty International nel 2014 quale miglior testo sui diritti umani, ricorda le troppe morti in carcere e come, alle volte, lo Stato dimentichi di tutelare le persone affidate alle sue cure per proteggere chi quelle persone ha reso vittime.

Nella seconda parte del concerto Mannarino appare più familiare e sembra voler mantenere fede alla sua promessa “Qualunque sia il tuo Impero, ovunque si trovi, qualsiasi nome abbia, ci deve essere da qualche parte un suono che lo farà crollare“. Le incessanti percussioni latine ci restituiscono l’animale da palco tanto apprezzato dal suo pubblico che, ora in piedi, si spinge verso il palcoscenico. Mannarino appare determinato ad abbattere quell’immaginario luogo dispotico, quell’impero così ricorrente nei suoi testi.

Notevole l’esecuzione del malinconico brano “Le rane”, a cui la potente voce di un’applauditissima Lavinia Mancusi conferisce senza dubbio spessore.

Mannarino dedica il suo concerto a chiunque si senta in viaggio verso una nuova meta. A Napoli non è venuto giù alcun impero, ma l’impressione che trasmette è di un’artista in evoluzione che, tolto il cappello, offre un’esperienza appagante che accresce la curiosità nei sui prossimi progetti.

Diego Fevola

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