Napoli – Cagliari 0-1

In cinque partite giocate, due le sconfitte e ben nove i gol subiti. Non ero affatto pronto ad impostare queste righe con numeri tanto impietosi e più che l’amarezza sento pervadermi da tanta rabbia.

Da tifoso ho sottovalutato la gara al pari forse della squadra e del mister. Già immaginavo Chucky sotto la curva e Ciruzzo sorridente dinnanzi ad una telecamera; invece l’unica immagine che mi resta impressa è quella di mia moglie più nera di Koulibaly post espulsione perché non avevo ancora gettato la spazzatura e caricato la lavastoviglie. Ma che ne sapete! Sono confuso, davvero non mi è chiaro se vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.

Nel primo tempo siamo stati avulsi e privi di intensità ma su tutto è mancata quella solita fluidità di gioco che da sempre ci caratterizza. Nel secondo siamo cresciuti e le occasioni non sono mancate, pali e parate fanno parte del gioco e pertanto proprio non me la sento di invocare Santi e affini. Lozano è parso, come dire, quasi decontestualizzato, a tal punto da incidere in negativo anche su uno come Mertens che in campo sa sempre dove stare e cosa fare. Insigne svogliato come già troppe in passato, Zielinski l’eterno incompiuto che alterna luci ed ombre senza mai metterci carattere per trascinare i compagni, soprattutto in assenza di Ruiz la cui mancanza si è sentita tutta. Non avrei mai pensato di dirlo, ma della serata di ieri salvo la prestazione dei due esterni bassi, Di Lorenzo mi piace e Rui continua a stupirmi oltre misura.

Da tifoso incompetente una nota di demerito la assegno anche ad Ancelotti padre e figlio che un po’ questo turnover iniziano a gestirlo male e che sull’ultima sostituzione effettuata secondo me non ci hanno capito niente. Non era complicato leggere la partita a quel punto, il nostro pressing era insistente, gli avversari erano stanchi, una torre era stata inserita, perché metterne un’altra sbilenca come quella di Pisa piuttosto che sfruttare la velocità ad esempio di Younes, allargando gli spazi, o la possibilità di verticalizzare con Fabian davvero non l’ho capito.

In soli sette giorni non possiamo alternare due prestazioni, con Cagliari e Liverpool, così diverse e tra loro agli antipodi. Capisco la vetrina europea così come gli stimoli che ne derivano però se c’è un titolo da poter inseguire di certo non è la Champions e magari se iniziassimo a volgere lo stesso carisma anche in campionato forse non ci troveremmo già a sei punti dall’Inter. E nemmeno a questo nuovo testa a testa era pronto. Anche perché il mio buon cuore è programmato ad odiare solo la Juve, oltre ovviamente a mia moglie quando mi persuade, con voce fiabesca, a svolgere la mia parte di faccende domestiche.

Roberto Intermoia

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