Per salvare il cuore, si va dal dentista

Vi ho già parlato diverse volte del collegamento denti e organi, ma le novità non finiscono mai. In questo caso vi parlo del collegamento cuore/denti, evidenziato da uno studio dell’Università degli Studi di Milano in abbinamento al Dipartimento di Malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano. I risultati, pubblicati su The FASEB Journal, hanno identificato, come responsabili del rapporto tra parodontopatia e sviluppo di placche aterosclerotiche, dei batteri che si annidano nelle gengive e da lì si insinuano nel sistema sanguigno. Questo germe dal nome impronunciabile, “porphyromonas gingivalis”, è stato riscontrato dentro le placche aterosclerotiche e da questo gli studiosi sono stati in grado di dimostrare che la patologia infettiva può portare all’infiammazione dell’endotelio, partenza per la degenerazione aterosclerotica.

Lo studio, però, ha dato anche delle risposte su come combattere questo rischio. I risultati dei test sono inconfutabili: il trattamento odontoiatrico è in grado di migliorare e ridurre i fattori infiammatori e immunologici considerati responsabili dello sviluppo delle placche. In particolare si è notato che la terapia della parodontopatia riporta a livelli normali i valori di PCR e fibrinogeno, indici di infiammazione e di rischio cardiovascolare. I dati sono avvalorati dalle immagini ottenute tramite ecodoppler, prima e dopo la cura dentale. Queste dimostrano il netto dimezzamento dello spessore della parete interna delle arterie, a dimostrazione che la cura odontoiatrica non limita solo gli stati infiammatori, ma migliora lo stato dell’apparato arterioso.

Dott. Valerio Piccolo
Odontoiatra

www.studiodentisticopiccolo.com

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