I social network e la diffusione di informazioni sbagliate

Un click può cambiarti la vita: la questione Sea Watch

È un decennio ormai che i social network hanno completamente invaso il nostro quotidiano, divenendo lo strumento più veloce da cui attingere notizie e scambiarsi informazioni. Negli ultimi anni però questa abile rete, capace di far viaggiare contenuti in tempo reale, sta sempre di più mostrando segni di cedimento, instaurando un incontrollabile sistema dove il concetto chiave è “fake news”. Questo argomento, ormai all’ordine del giorno, lascia intravedere quanto una “macchina” di così semplice utilizzo e alla portata di tutti,  possa diventare un’arma da cui diventa sempre più difficile difendersi.

Negli ultimi giorni i titoli dei giornali da un orientamento all’altro, affrontano la questione dell’arrivo dei migranti a bordo della Sea Watch. Naturalmente molteplici sono i modi in cui il problema viene esaminato, ma ciò che sembra fare leva su un insano meccanismo è il modo in cui le pagine Facebook, sottoposte a quanto pare ad un controllo tutt’altro che rigido, arrogandosi il diritto di innalzare la propria verità, manipolano il tema nel tentativo di boicottare l’individuale capacità di pensiero. Un esempio è fornito da un’immagine in cui si presenta un bimbo, tediato dagli effetti subìti dalla fame, il cui sguardo spento apre una piaga nel nostro intimo, facendoci infine versare anche lacrime di estrema commozione. Ciò che però è da contestare è la frase apposta alla foto dove il rispetto mostrato per il sofferente infante si giudicherebbe opportuno a discapito di quello eventualmente mostrato nei riguardi dei migranti a bordo della famigerata Sea watch. “Questi vanno salvati, non quei quattro clandestini del…”. Questa la frase che recita il post. Un post in cui, tramite l’immagine di un povero bimbo sofferente, viene manipolata una questione che meriterebbe lunghe osservazioni e discussioni che spaziano dal diritto internazionale, alle scienze politiche, passando anche per un individuale posizione, che se plasmata secondo valide osservazioni, in un regime democratico ha comunque motivo di essere.

Il consiglio per tutti resta quello di fare un’attenta analisi della fonte da cui provengono le informazioni all’interno dei post perché un semplice “condividi” può diffondere contenuti degni di essere, mentre, al contrario, riservarsi da un click può aiutare noi stessi e la nostra comunità a vivere nella consapevolezza delle proprie idee che, se miscelate in un sinergico confronto, possono realizzare anche l’intento originario dei social network: la democrazia delle informazioni senza rinunciare alla qualità delle notizie. Un click può cambiare il mondo che ci circonda, ognuno può farlo.

Martina Chiaiese

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