Lecce – Napoli 1 – 4

Lecce-Napoli di domenica alle tre, che meraviglia per un nostalgico come me. E con tanto di rima per iniziare e tanto di scialatiello alle vongole di mia madre non poteva esserci epilogo sportivo diverso. Abbiamo asfaltato il Salento e senza nemmeno troppi fronzoli.

Non ricordo particolari sobbalzi, ho potuto digerire il copioso pranzo in piena serenità davanti alla tv. Oddio, forse un paio di imprecazioni appena, si, ne ricordo due, la prima nel pre-gara alla lettura della formazione con i due spilungoni statici in attacco, la seconda per l’insensata uscita di Ospina sul rigore concesso agli avversari. Ognuno ha le sue idee ed Io il turnover lo concepisco poco, ma diciamo che è un mio limite, però l’avvicendamento tra i pali, limite o non limite mentale che sia, proprio non lo ammetto! Un portiere deve essere un punto di riferimento, un faro per la difesa, la sua presenza deve essere costante per costruire l’intesa perfetta con la linea difensiva. E mi sono dilungato anche troppo. Andiamo oltre.

Senza Mertens io mi diverto poco, ma ieri abbiamo avuto la chiara dimostrazione che quando una squadra macina gioco e tiene palla le occasioni da gol si moltiplicano al di là degli interpreti. Nello specifico, infatti, nonostante Milik e Llorente lì davanti abbiano fatto meno movimento degli anziani in fila alla Posta ne abbiamo fatti quattro.

Il navarro sembra che sia in forte credito con la Dea Bendata tanto che in due partite con soli 5-6 passi è riuscito a collezionare tre gol, un assist ed un rigore. Mica male! All’occorrenza tornerà ancora utile e magari convincerà anche le nostre consorti a guardare la partita piuttosto che infastidirci nel più classico e antico gioco dei ruoli.

Cos’altro? Elmas ci piace, Ruiz ci arrapa (si può dire?), Ghoulam temo invece possa essere a malincuore il nostro Godot. Gli infortuni non ce lo restituiranno più come un tempo, le sgroppate, le sovrapposizioni, i tiri ed i cross resteranno un ricordo. E ne sono sempre più convinto visto che da un po’ inizio a paragonare Mario Rui al dodici con la camiseta blanca madrilena, se non fosse per i dreads, i dribbling ed il vino che tiro giù a tavola.

Ad ogni modo le carte per competere al titolo le abbiamo, l’ho detto, lo dico e spero di ribadirlo a lungo. La strada è tutt’altro che breve ma di una cosa siamo già certi: che questo viaggio ce lo godremo e come!

Roberto Intermoia

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